Il convegno SIN di Napoli ha visto la successione alla presidenza della società tra Leandro Provinciali e Gianluigi Mancardi, persone con caratteristiche diverse ma con la comune voglia di mettere i giovani al centro dei progetti futuri.

Il convegno SIN di Napoli ha visto la successione alla presidenza della società tra Leandro Provinciali e Gianluigi Mancardi, persone con caratteristiche diverse ma con la comune voglia di mettere i giovani al centro dei progetti futuri. Entrambi hanno contribuito in modo fondamentale, insieme a Barbara Frati, alla creazione della rivista NeuroMAG.

Ci fa un immenso piacere iniziare la nostra avventura editoriale con una breve intervista al precedente ed all’attuale presidente SIN per discutere delle loro visioni sul mondo dei giovani neurologi.

PROF. PROVINCIALI

Prof. PROVINCIALI, lei è stato il presidente SIN negli ultimi due anni. Una parola chiave del suo biennio è stata “comunità”, eppure la neurologia è fatta di tante sotto-specializzazioni, che spesso fanno fatica ad incontrarsi. Ci spiega il suo pensiero a riguardo? La neurologia vive di sotto-specializzazioni ed ha bisogno di competenze specialistiche, ma nessuna specializzazione da sola può vivere. La neurologia si trova ad affrontare delle sfide complesse che possono essere affrontate solo si si riesce ad ottenere una vera aggregazione delle competenze che possa permetterci di affrontare le sfide che ci attendono. Non significa rinunciare a quello che si ha, ma mettere a disposizione le proprie competenze per affrontare il problema comune della migliore soluzione possibile alle malattie del sistema nervoso.

Quale sono i successi del suo biennio di presidenza di cui è più fiero? Cosa vorrebbe fosse proseguito dal nuovo direttivo? Ho provato a trasmettere il mio impegno nell’aggregare il più possibile le varie associazioni che compongono oggi il mondo della neurologia e penso che qualche passo in avanti ci sia stato. Sono contento delle iniziative che sono state proposte a favore dei giovani e la loro partecipazione, che ha mostrato che forse anche loro stavano aspettando queste proposte.

Quale futuro prevede per chi diventa neurologo oggi? Vedo delle ottime prospettive per la neurologia. Si iniziano sempre di più a curare delle malattie che si ritenevano incurabili fino a poco tempo fa. Oggi abbiamo circa venti terapie valide per la SM, iniziano ad emergere delle terapie per le malattie neuromuscolari, le demenze sono sempre più considerate a livello sociale ed è verosimile che negli anni a venire emergeranno nuove terapie. Quindi sicuramente il trend per la neurologia è in crescita.

Il suo biennio è stato caratterizzato da una grande attenzione ai giovani. Quali consigli avrebbe da darci? Un consiglio importante è quello di far sentire sempre di più la vostra voce, di essere dentro il consiglio direttivo e di portare proposte che saranno tenute in forte considerazione

Cosa amava della neurologia quando ha scelto questa professione e cosa consiglia a un giovane che inizia questo percorso? Ricordo che mi appassionai alla neurologia quando iniziai a studiarla sotto la guida del Prof. Macchi a Perugia. Mi piaceva perché era complessa, presentava un grande impegno intellettuale per provare a risolvere problemi complicati. Questo fascino lo sentii allora, ho continuato a sentirlo per tutta la mia carriera e mi piacerebbe che lo sentissero i giovani che iniziano oggi la strada della neurologia

 

PROF. MANCARDI

Prof. MANCARDI, quali saranno le priorità nel suo biennio di presidenza? Non tutti sanno che all’interno della SIN è stata attivata la FONDAZIONE SIN, tra i cui obiettivi c’è quello di lavorare per la formazione continua di tutti coloro che fanno parte della Società giovani e meno giovani. Vorrei che la Fondazione diventasse sempre più realtà e a disposizione di tutti. Altro elemento importante sarà quello di investire sul miglioramento qualitativo dei piccoli centri, in modo che questi possano affiancarsi nel modo migliore ai grossi centri. A tale riguardo stiamo lavorando a dei modelli organizzativi con l’università Bocconi, per creare delle reti che riescano a coprire in modo sempre più efficiente tutto il territorio. Le associazioni di neurologi territoriali, tra cui l’AINAT (al cui convegno di Monopoli parteciperò con piacere) saranno prese in seria considerazione ed auspico una migliore collaborazione con la SIN.

Quali gli ambiti in cui è più necessaria l’implementazione per i neurologi? Un ambito in cui è importante che soprattutto i giovani siano formati è quello delle emergenze. Nel prossimo futuro vedo una figura specialistica che sappia gestire tutti le problematiche connesse al paziente neurologico critico, comprese le complicanze che oggi sono gestite dai rianimatori. Riguardo a questo punto proveremo a trovare delle soluzioni per permettere a sempre più giovani neurologi di specializzarsi in questa area.

 

I neurologi possono ancora dire la loro nel trattamento endovascolare dello stroke, come hanno fatto i cardiologi 50 anni fa con la creazione della cardiologia interventistica? Credo questa sia una situazione molto complicata e sicuramente meno semplice di come era 50 anni fa. Oggi la neuroradiologia ha sempre meno di neuro e sempre più di radio, che non è neanche sbagliato se si considera le possibili situazioni complicate che possono verificarsi nel corso delle procedure di trombolisi meccanica. Però il neurologo rimarrà comunque una figura fondamentale nella gestione dello stroke e probabilmente una soluzione sarà quella di creare delle equipe multidisciplinari davvero integrate, di cui dovranno far parte i giovani che formeremo nell’area delle emergenze.

I giovani continueranno ad essere al centro dei progetti SIN? Certamente, come già detto la formazione è uno degli obiettivi primari della Fondazione SIN ed i giovani saranno i destinatari privilegiati dei futuri progetti. L’incontro di marzo 2017 destinato ai giovani neurologi è stato un successo e viene confermato. Affianco a questa giornata didattica, sulla cui organizzazione bisognerà lavorare insieme per pensare maggiori spazi per dare voce ai giovani, sono previsti altri incontri in cui sono gli specializzandi a presentare la propria produzione scientifica. Lo scorso anno, ad opera principalmente del prof. Meola, è stato organizzato un incontro scientifico tra gli specializzandi della Lombardia e della Liguria. Ci piacerebbe estendere questo evento dapprima agli specializzandi di specifiche aree geografiche (magari nord, centro e sud) e dal 2019 provare a creare un apposito evento nazionale.  I giovani saranno anche coinvolti in incontri con il collegio degli ordinari per discutere delle problematiche particolari che i giovani possono raccontare attingendo alle proprie esperienze personali nel percorso della scuola di specialità.

Ma i centri in cui i giovani si formano non sono tutti uguali. Delle possibili soluzioni per superare queste differenze ed evitare che dei talenti vengano sprecati in ambienti poco stimolanti? Il problema del monitoraggio della formazione è assolutamente presente, e sappiamo che tutti coloro che si formano devono partire dallo stesso livello. Il processo di monitoraggio ha portato per il 2018 alla chiusura di 3 scuole di specializzazione, e speriamo che questo processo serva da stimolo per migliorare l’offerta formativa. Bisognerà poi verificare che i singoli punti siano rispettati e questo monitoraggio della qualità dovremo farlo insieme per trovare delle soluzioni che potrebbero anche essere degli spostamenti presso altri centri per la formazione in determinate aree.

Cosa amava della neurologia quando ha scelto questa professione e cosa consiglia a un giovane che inizia questo percorso? Mi appassionai alla neurologia mentre seguivo i corsi del prof. Loeb. Successivamente feci la tesi con il prof. Bugiani per anni mi sono occupato prevalentemente di neuropatologia. Ho sempre trovato un ambiente stimolante e questo sicuramente ha aiutato, ma credo che in Italia gli ambienti in cui si fa neurologia siano tutti stimolanti. Ad un giovane che inizia dico che la neurologia è in forte evoluzione e continua a cambiare, in meglio. Ci sono ora terapie in molti ambiti, tra poco si potranno curare persino le demenze. Credo che dalla neurologia si avranno sempre più soddisfazioni nei prossimi anni.

Francesco Iodice, Paola Alberti, Nicola Pietrafusa, Francesco Di Lorenzo

 

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